Posted by Alessandro Nasini on 24/05/2012 11:51 | Commenti (0)

Ieri ho sentito una fotografa usare l'espressione "io ed altri a partita IVA". La voce non aveva una intonazione positiva e nel dirlo ha fatto una leggera smorfia. Eppure stava parlando di un nuovo progetto, un progetto condiviso con "gli altri a partita IVA", il progetto di una startup.

Io me lo ricordo molto bene quando, cento anni fa, aprii la mia prima partita IVA. Ero passato, in pochi istanti (e dopo una lunga fila...) dallo status indefinito di ex-studente a quello di imprenditore.

Quando uscii dall'Ufficio IVA con in mano  il mio "certificato di attribuzione" ero gasatissmo, ero altro tre metri e camminavo senza toccare il terreno. Non avevo ancora trent'anni (la mia è stata una vocazione imprenditoriale tardiva, secondo molti parametri di oggi) ed ero certo avrei conquistato il mondo.

Di una cosa sono certissimo, la mia voce era decisa e ottimista ed avevo stampato in faccia un sorriso a 64 denti. Oggi, cento anni dopo, non ho ancora perso quella voce e quel sorriso e vedere una "giovane partita IVA" così poco felice mi ha intristito un po'.



Posted by Alessandro Nasini on 27/04/2012 11:11 | Commenti (0)

Da che mondo è mondo c'è una soglia fisIologica anche per le gabelle, una soglia oltre la quale non ha senso andare. Se tolgo al tartassato tutte le patate che ha prodotto, non gliene lascio per mangiare e per seminarne di nuove, l'anno dopo il tartassato (sempre che sia sopravvissuto) sarà fuori le mura del castello ad elemosinare una ciotola di zuppa.



Tags: , , | Posted by Alessandro Nasini on 27/02/2012 15:23 | Commenti (0)

Leggo e sento da alcuni giorni a questa parte un sacco di appelli accorati a favore dei lavoratori della Foxconn, l'azienda cinese che produce molti dei prodotti di giganti della ICT come Apple, HP ed altri.

Appelli accorati a favore di operai e tecnici che (almeno a quanto trapela) lavorerebbero con turni massacranti e stipendi assai miseri, in una condizione di quasi schiavitù. Non ho sentito però fare la seguente affermazione: "dobbiamo accettare il prezzo della tecnologia e smettere di credere che sia possibile avere bassi prezzi senza un prezzo sociale".

Ho preso la tecnologia come spunto, perché mi sono fatto due conti al volo: per dare all'operaio che assembla un iPad uno stipendio mensile più decente (e magari consentirgli di lavorare un numero di ore sostenibile), basterebbe probabilmente pagare un iPad 20 dollari in più.

Sostituite ora "iPad" con un qualsiasi altro oggetto hi-tech e fate le debite proporzioni. Ma se volete semplificare, fate lo stesso conto con la camicia che indossate, con la vostra bici, il frullatore o qualsiasi altro prodotto di quelli che un tempo costavano un certo prezzo, ed ora costano la metà. Io credo sia necessario tornare a dare al lavoro di ognuno, specializzato o meno, italiano o cinese, il giusto valore ed accettare di pagarne il prezzo.

Voler pagare tutto poco o pochissimo e poi fare i moralisti della domenica mi pare assai poco onesto.