Tags: , , | Posted by Alessandro Nasini on 27/02/2012 15:23 | Commenti (0)

Leggo e sento da alcuni giorni a questa parte un sacco di appelli accorati a favore dei lavoratori della Foxconn, l'azienda cinese che produce molti dei prodotti di giganti della ICT come Apple, HP ed altri.

Appelli accorati a favore di operai e tecnici che (almeno a quanto trapela) lavorerebbero con turni massacranti e stipendi assai miseri, in una condizione di quasi schiavitù. Non ho sentito però fare la seguente affermazione: "dobbiamo accettare il prezzo della tecnologia e smettere di credere che sia possibile avere bassi prezzi senza un prezzo sociale".

Ho preso la tecnologia come spunto, perché mi sono fatto due conti al volo: per dare all'operaio che assembla un iPad uno stipendio mensile più decente (e magari consentirgli di lavorare un numero di ore sostenibile), basterebbe probabilmente pagare un iPad 20 dollari in più.

Sostituite ora "iPad" con un qualsiasi altro oggetto hi-tech e fate le debite proporzioni. Ma se volete semplificare, fate lo stesso conto con la camicia che indossate, con la vostra bici, il frullatore o qualsiasi altro prodotto di quelli che un tempo costavano un certo prezzo, ed ora costano la metà. Io credo sia necessario tornare a dare al lavoro di ognuno, specializzato o meno, italiano o cinese, il giusto valore ed accettare di pagarne il prezzo.

Voler pagare tutto poco o pochissimo e poi fare i moralisti della domenica mi pare assai poco onesto.



Posted by Alessandro Nasini on 17/01/2012 16:21 | Commenti (0)

Complice (come spesso, come sempre) la televisone e qualche V.I.P. nostrano, molti italiani hanno improvvisamente scoperto Twitter. Sulla stessa onda mediatica, anche professionisti e aziende stano correndo ad aprire profili personali ed aziendali.

Nulla di male nella scoperta tardiva, c'è tutto il tempo per recuperare. Però, pochi gli errori consentiti agli ultimi arrivati, perché su Twitter ci sono già milioni di utenti e tra questi gli italiani sono tra i più agguerriti e in qualche modo gelosi del fatto di essere stati early adopter.

In questi giorni sto avviando gli account Twitter per alcuni nuovi progetti che sto seguendo e sto scegliendo con una certa cura gli utenti da seguire con ciascun account. Per la maggior parte si tratta di persone, aziende ed enti dei quali so già parecchio, ho le email, i numeri di telefono ed il sito web, in molti casi sono contatti personali su altri canali e media.

Sto facendo però una fatica bestiale a capire se gli account che trovo facendo ricerche su Twitter corrispondano o meno ai contatti che cerco: mancano le facce, mancano i logo, mancano le descrizioni di un numero molto alto di account. Paperelle, uova, prati fioriti, personaggi dei comics, gattini: c'è di tutto tranne che un'immagine o una descrizione che serva ad identificarli con ragionevole certezza.

E' come se sulla vostra patente ci fosse, al posto della vostra foto, il cagnolino di quando eravate piccoli o la prima bici con le rotelle. Molto simpatico, al limite divertente per un account personale per parenti e amici, ma assai poco utile per l'account di un professionista, di un manager, di un'azienda.

Datemi retta, metteteci la vostra faccia e fatevi riconoscere. E già che ci siete, non la foto di quando avevate quindici anni di meno. Che tanto le rughe sono arrivate a tutti ed i capelli dei vent'anni sono andati via da tempo. 
 



Posted by Leo Sorge on 16/01/2012 17:30 | Commenti (0)

Scienza e conoscenza dei materiali, scarsa qualità del servizio, scarsa attenzione al marketing internazionale. E' così che gli italiani perdono un'altra possibilità di competere nel mondo non solo in termini di prestigio ma anche e soprattutto per fatturati importanti. E' questo quanto rivela Awareness Survey Usa, un'indagine dell'Ice di qualche mese fa. Sull'argomento è godibile un articolo di Luca Tremolada sul Sole 24 Ore.

Complessivamente, per noi italiani gli indicatori sono sostanzialmente negativi. Eppure storicamente il Belpaese ha una conoscenza profonda dei materiali i più vari, non solo per aver montagne ricche di pietre diverse, o per aver prodotto campane e cannoni in quantità, ma anche per aver inventato alcune plastiche (chi ricorda il Moplen?).

La tendenza a teorizzare e sperimentare, poi, porta ad usi anche molto diversi degli stessi materiali. E ad eccezionali competenze sui materiali corrisponde sempre una qualità elevata dei prodotti.

In particolare, l'indagine dell'Ice mostra che nel confronto con gli altri due colossi (slide 12), Germania e Giappone, perdiamo decisamente con i tedeschi ma siamo leggermente superiori ai nipponici. Sorprendente ma documentato. Dando uno sguardo d'insieme, siamo ultimi solo per il tempo di adozione delle nuove tecnologie, che certo non è poco e conferma la scarsa agilità del nostro sistema.

Qualche indicazione risulta evidente dai dati dell'Ice.

Se vogliamo andare ad aggredire mercati più interessanti e più grandi di quella americano, come ad esempio Cina, Brasile o India, occorre produrre a prezzi più bassi. I mercati tradizionali dell'Occidente stanno rallentando. E' naturale guardare altrove, ma altre aree -come India, Cina e altri Bric o asiatici, hanno logiche e modalità di ingresso diverse da quelle tradizionali. E l'Italia, priva di attenzione al marketing, paga pegno.