Tags: , , | Posted by Alessandro Nasini on 05/05/2011 13:58 | Commenti (0)

In Italia si racconta che all'estero siamo visti ancora oggi come "pizza e mandolino". La realtà dei numeri racconta tutta un'altra storia, fatta di eccellenze in un gran numero di settori produttivi. Anche moda, design e cibo, ma non solo, tutt'altro.

Per la mia esperienza, dopo vent'anni di rapporti di lavoro con gli USA, questa percezione dell'Italia è vera solo per una parte degli americani, nemmeno la maggior parte. Per quella parte di americani che in realtà non sa bene dove sia l'Italia, ma che a onor del vero ha un'idea altrettanto vaga della Francia o della Spagna.

Ad ogni modo, soprattutto in questo momento delicato per l'economia, ogni occasione deve essere buona per raccontare al mondo (americani certamente, ma il discorso vale pari-pari per cinesi, indiani, etc.) la vera Italia che produce, quella delle imprese innovative e dei prodotti d'avanguardia.

E siccome abbiamo una rete di "avamposti" ben strutturata, fatta di ambasciate, consolati, uffici dell'ICE e di chissà quante altre emanazioni di enti pubblici e privati, questa rete andrebbe coordinata e sfruttata per migliorare la nostra reputazione all'estero, come paese e come paese d'impresa. E' cosa impossibile?



Tags: , , , , , | Posted by Alessandro Nasini on 21/04/2011 13:07 | Commenti (0)

Alcuni giorni fa, durante una prima riunione di progetto, abbiamo cominciato "casualmente" a parlare di qualità. La scintilla è stata una mia domanda diretta al cliente: "Come sono i vostri prodotti?".

So bene che qualcuno penserà che certe domande non si fanno, non sta bene, perché il cliente potrebbe risentirsi. La risposta è stata invece molto chiara e diretta "Facciamo prodotti abbastanza buoni, certamente sopra la media, ma c'è anche di meglio".

Può sembrare banale, ma se ognuno di noi dovesse rispondere alla stessa domanda, ovviamente estendendo a prodotti o servizi, cosa risponderebbe?



Tags: , , , , , | Posted by Alessandro Nasini on 18/04/2011 14:56 | Commenti (0)

Forse avrete letto l'intervista a Repubblica di Giuseppe De Rita, fondatore e presidente del CENSIS. Io l'ho fatto e devo confessare che ho trattenuto a stento una certa euforia. Cosa ha detto - molto in sintesi - De Rita? Che in Italia si studia troppo (o meglio, troppo a lungo) e troppe cose inutili per il lavoro che si fa o che si vorrebbe fare. L'intervista evidenzia soprattutto un problema relativamente alle professioni manuali (molte delle quali ormai "riservate" a lavoratori immigrati perché snobbate e abbandonate dagli italiani) ma non solo. Per ragioni ideologiche - sostiene De Rita - abbiamo di fatto rifiutato l'idea di una "formazione per il lavoro" cancellando o quasi gli Istituti Tecnici e privilegiando invece diplomi generici, lauree brevi e tutta una serie di percorsi formativi "lunghi" che hanno creato attese ed aspirazioni che il mercato del lavoro non è poi in grado di soddisfare.

De Rita prosegue con riferimenti alla proposta del Ministro Tremonti di "tornare al lavoro manuale", imparando (sembra paradossale) proprio dal percorso che stanno facendo un numero significativo di immigrati, ovvero dal lavoro manuale all'avviamento di piccole imprese. Non vuoi accettare il lavoro manuale? L'unica via è "la formazione in azienda, promossa e finanziata con un piano pubblico grazie al quale soprattutto i piccoli imprenditori siano incentivati a prendere in azienda i precari e formarli".

Secondo De Rita, proprio questo meccanismo (chiamarlo praticantato non è una bestemmia n.d.r.) è di fatto stato alla base della crescita economica italiana dal dopoguerra alla fine degli anni '80.

Personalmente condivido molto di quanto ha detto De Rita, con la precisazione magari che il diritto a studiare "materie inutili" è e rimane sacrosanto, ma che questo diritto non può poi trasformarsi ad un diritto automatico al lavoro, come invece mi pare avvenga ormai da qualche tempo.

Una sintesi dell'articolo pubblicato su Repubblica lo trovate qui:

http://rassegnastampa.mef.gov.it/mefnazionale/View.aspx?ID=2011041818445191-1