Posted by Alessandro Nasini on 27/04/2012 11:11 | Commenti (0)

Da che mondo è mondo c'è una soglia fisIologica anche per le gabelle, una soglia oltre la quale non ha senso andare. Se tolgo al tartassato tutte le patate che ha prodotto, non gliene lascio per mangiare e per seminarne di nuove, l'anno dopo il tartassato (sempre che sia sopravvissuto) sarà fuori le mura del castello ad elemosinare una ciotola di zuppa.



Tags: , , | Posted by Alessandro Nasini on 27/02/2012 15:23 | Commenti (0)

Leggo e sento da alcuni giorni a questa parte un sacco di appelli accorati a favore dei lavoratori della Foxconn, l'azienda cinese che produce molti dei prodotti di giganti della ICT come Apple, HP ed altri.

Appelli accorati a favore di operai e tecnici che (almeno a quanto trapela) lavorerebbero con turni massacranti e stipendi assai miseri, in una condizione di quasi schiavitù. Non ho sentito però fare la seguente affermazione: "dobbiamo accettare il prezzo della tecnologia e smettere di credere che sia possibile avere bassi prezzi senza un prezzo sociale".

Ho preso la tecnologia come spunto, perché mi sono fatto due conti al volo: per dare all'operaio che assembla un iPad uno stipendio mensile più decente (e magari consentirgli di lavorare un numero di ore sostenibile), basterebbe probabilmente pagare un iPad 20 dollari in più.

Sostituite ora "iPad" con un qualsiasi altro oggetto hi-tech e fate le debite proporzioni. Ma se volete semplificare, fate lo stesso conto con la camicia che indossate, con la vostra bici, il frullatore o qualsiasi altro prodotto di quelli che un tempo costavano un certo prezzo, ed ora costano la metà. Io credo sia necessario tornare a dare al lavoro di ognuno, specializzato o meno, italiano o cinese, il giusto valore ed accettare di pagarne il prezzo.

Voler pagare tutto poco o pochissimo e poi fare i moralisti della domenica mi pare assai poco onesto.



Posted by Alessandro Nasini on 17/01/2012 16:21 | Commenti (0)

Complice (come spesso, come sempre) la televisone e qualche V.I.P. nostrano, molti italiani hanno improvvisamente scoperto Twitter. Sulla stessa onda mediatica, anche professionisti e aziende stano correndo ad aprire profili personali ed aziendali.

Nulla di male nella scoperta tardiva, c'è tutto il tempo per recuperare. Però, pochi gli errori consentiti agli ultimi arrivati, perché su Twitter ci sono già milioni di utenti e tra questi gli italiani sono tra i più agguerriti e in qualche modo gelosi del fatto di essere stati early adopter.

In questi giorni sto avviando gli account Twitter per alcuni nuovi progetti che sto seguendo e sto scegliendo con una certa cura gli utenti da seguire con ciascun account. Per la maggior parte si tratta di persone, aziende ed enti dei quali so già parecchio, ho le email, i numeri di telefono ed il sito web, in molti casi sono contatti personali su altri canali e media.

Sto facendo però una fatica bestiale a capire se gli account che trovo facendo ricerche su Twitter corrispondano o meno ai contatti che cerco: mancano le facce, mancano i logo, mancano le descrizioni di un numero molto alto di account. Paperelle, uova, prati fioriti, personaggi dei comics, gattini: c'è di tutto tranne che un'immagine o una descrizione che serva ad identificarli con ragionevole certezza.

E' come se sulla vostra patente ci fosse, al posto della vostra foto, il cagnolino di quando eravate piccoli o la prima bici con le rotelle. Molto simpatico, al limite divertente per un account personale per parenti e amici, ma assai poco utile per l'account di un professionista, di un manager, di un'azienda.

Datemi retta, metteteci la vostra faccia e fatevi riconoscere. E già che ci siete, non la foto di quando avevate quindici anni di meno. Che tanto le rughe sono arrivate a tutti ed i capelli dei vent'anni sono andati via da tempo.