Posted by Alessandro Nasini on 05/01/2012 19:42 | Commenti (0)

Pensavo di aver capito che la situazione era grave, gravissima, il tempo da perdere poco se non addirittura esaurito. E invece leggo, sento e vedo troppi che "aspettano la cometa", come si dice a Roma.

Il Governo fa sapere - per carità, con stile impeccabilmente compassato - che i provvedimenti per lo sviluppo arriveranno. Entro tre mesi.

I politici, quelli che fanno in bello e il cattivo tempo dei nostri destini, si riposano delle loro fatiche riposando al sole di isole lontane (quelli più sfacciati) o rintanandosi in baita con polenta salsicce. Poco cambia nella sostanza.

Pensavo di aver capito che la situazioni quasi disperata richiedeva impegno e sforzi eccezionali: mi aspettavo task-force di migliaia di tecnici alloggiati intono ai centri decisionali del paese, sostenuti dalla protezione civile, impegnati 18 ore al giorno nell'analizzare, discutere, progettare, risolvere, realizzare.

E invece nulla, o quasi nulla. Un calma serafica, un sereno taglio di panettoni e pandori, telegiornali che parlano di come perdere il kiletto di troppo accumulato con le feste, programmi tv e gionali invasi dai racconti delle star dei reality della prossima stagione.

Con calma dunque, aspettiamo la cometa per alzarci e metterci in cammino. E se la cometa non passasse? Che facciamo, rimaniamo in attesa per sempre?



Tags: , , | Posted by Alessandro Nasini on 16/12/2011 15:29 | Commenti (1)

Mi ha sempre dato un gran fastidio leggere "vetrina in allestimento" come scusa per non esporre i prezzi. Una mancanza di rispetto per il consumatore ancora prima che un illecito (che infatti andrebbe sanzionato come da norme in vigore). Guarda caso è una brutta abitudine più diffusa tra i commercianti di beni di pregio o di lusso, quasi che il cliente - una volta attirato in negozio - possa farsi convincere a comprare fuori della propria capacità di spesa. per qualcuno sarà pure così, ma in quale percentuale?

Sarà un Natale magro, i presupposti ci sono tutti e ovviamente c'è pochissimo da ridere, ma mi auguro che per questo genere di commercianti sia non magro ma magrissimo. In epoca di "social commerce", di passa-parola su ogni media, comportarsi come se il consumatore fosse un gonzo da abbindolare non è solo fuori del tempo, è proprio da imbecilli.



Posted by Alessandro Nasini on 24/11/2011 01:26 | Commenti (0)

L'internazionalizzazione è per le imprese manifatturiere italiane non solo la nuova frontiera, ma forse l'ultima spiaggia. L'abbiamo ormai capito, ce lo diciamo, lo sentiamo dire e leggiamo ogni giorno: l'Europa non è nemmeno più "estero" e bisogna guardare più lontano, a migliaia e migliaia di kilometri verso est, sud e ovest.

Di internazionalizzazione si parla invece pochissimo per le imprese italiane di know-how, quelle che non devono imballare ciò che producono. Ma quante sono le imprese italiani, grandi, medie, piccole e micro, che hanno numeri, spalle larghe, idee ed entusiamo necessari e sufficienti per guardare nelle stesse lontane direzioni? Possiamo andare a vendere idee, capacità progettuale, capacità organizzativa, ricerca e sviluppo in mercati internazionali? Siamo in grado? Siamo (potremmo essere) credibili?

Può esistere un "made-in-italy" del know-how, o forse meglio un "italian-way-of"?