Posted by Alessandro Nasini on 29/07/2011 14:07 | Commenti (0)

Siamo a fine luglio, siamo in una Italia sul filo del rasoio, siamo che leggiamo (ci diciamo) che bisogna fare qualcosa per uscire dalla crisi, subito, che non c'è più tempo.

Però non proprio subito-subito, da settembre, dopo le vacanze, con calma.

Sicuramente i mercati, i cinesi, gli indiani, gli americani, possono attendere. E aspetteranno immobili, con calma e pazienza il nostro ritorno dalle vacanze, la riapertura lenta di settembre, che finiamo di bere il nostro aperitivo in terrazza e di mangiare le ultime pizze all'aperto.




Posted by Alessandro Nasini on 22/07/2011 12:42 | Commenti (0)

Leggo dai giornali la notizia che Sandro Capotosti (ex presidente di Banca Profilo) e Ruggeromassimo Jannuzzelli (ex vicepresidente e ad del gruppo Camuzzi) sono i nuovi proprietari della Moto Morini. L'hanno rilevata all'asta per 1 milione 950mila euro.

Non ho mai posseduto una Moto Morini, pur avendone guidate varie di amici dal Corsarino 50 al mitico "3 e mezzo", ma quando lessi del fallimento mi prese una gran tristezza.

Spero proprio che ora Moto Morini possa ripartire, grazie alla passione dei nuovi propritari e quella dei tanti che ora scelgono altre moto con "meno storia" o con una storia inventata ad hoc. Ecco, mi vengono in mente un bel numero di altri marchi italiani dimenticati, spariti, assorbiti in malo modo e che invece varrebbe la pena di "recuperare" - magari innovandone i prodotti - e offrendoli nuovamente ad un mercato che ora cerca altrove valori ed emozioni.

 



Tags: , , , | Posted by Alessandro Nasini on 15/06/2011 12:37 | Commenti (0)

La politica e le istituzioni iniziano ad interessarsi di startup. Lo fanno ancora timidamente, con molte incertezze e talvolta facendo sorgere il dubbio di cavalcare la novità senza particolare competenza. A giudicare da premi, concorsi, barcamp, workshop, blog, portali e portalini l'Italia è tutta un fiorire di iniziative di giovani startupper, con numeri vicini alle migliaia di nuove proto-aziende.

Ovviamente è il web il terreno più fertile, spinto dalla speranza di creare la nuova Google, la Facebook di domani o - per rimanere sul corto raggioo - la Groupon del mese prossimo, armati solo di un notebook e di buona volontà. Tra speranza e miraggio però è un attimo.

Seguo il mondo delle startup da qualche anno - no, tranquilli, non sono un "esperto di startup" come altri si qualificano - ma almeno tra le italiane la percentuale di successo mi pare ancora pericolosamente bassa, se non ai limite dei decimali. Ogni volta che ho modo di incontrare giovani startupper (ma anche meno giovani, che vuol dire quarantenni e cinquantenni) sento più o meno le stesse richieste, frutto dei medesimi bisogni, molte delle quali inevitabile conseguenza del nanismo del gruppo di lavoro e della carenza di mezzi.

Inizio a domandarmi se non ci sia un errore di fondo, di previsione e di misura: abbiamo davvero bisogno di migliaia di micro-startup? O non sarebbe meglio puntare a far nascere aziende già più grandine dall'inizio, più strutturate? Meglio migliaia di cantine o qualche centinaio di uffici decenti?